|
Il
farro
Il
farro (scientificamente noto come Triticum Dicoccum) è
uno dei cereali più antichi, infatti era noto già
in Siria e in Mesopotamia, sin dal VII millennio a.C.; successivamente
i Greci lo introdussero in Italia e divenne uno dei piatti
preferiti dei Romani, al punto che lo usavano addirittura
per nutrire le loro legioni durante l'impero di Giulio Cesare.
Il farro veniva coltivato in tutte le province italiche e
in molte regioni del nord Europa, ma subì un drastico
calo attorno al 900 d.C. in particolare nel nostro paese,
mentre ancora veniva estesamente coltivato nel resto d'Europa:
dai Paesi del Nord alla Germania, alla Svizzera, e all'est
Europa (Ungheria e Russia). Scomparso quasi ovunque,il farro
sopravvive in Garfagnana grazie alle caratteristiche morfologiche
e geologiche del terreno, infatti viene coltivato terreni
piuttosto alti che variano dai 300 fino a 1.000 m di altitudine
e non subisce trattamenti di tipo chimico, ma solo
organico e viene parzialmente brillato ancora oggi in antichi
molini di pietra e viene regolarmente usato per fare un'ottima
minestra e le inimitabili torte dal gusto piccante. Nel Luglio
1996 la Comunità Europea ha conferito alla Comunità
Montana della Garfagnana il riconoscimento dell'IGP (Indicazione
Geografica Protetta) che rappresenta una chiave del successo
di questa produzione, infatti è indispensabile per
le produzioni locali realizzare un sistema protettivo basato
sull'istituzione di un marchio che attesti la provenienza
e la qualità del prodotto. Il farro della Garfagnana
si differenzia dalle altre qualità di farro per le
dimensioni del chicco, più grosse, e per la tenuta
in cottura ha un sapore proprio, inconfondibile e gustoso,
ed è l'unico garantito e protetto. In passato la coltivazione
del farro venne sostituita da quella più redditizia
del frumento che non richiede la brillatura, infatti l'unico
lato negativo per la lavorazione del farro è rappresentato
dalla fragilità delle spighe, che una volta avvenuta
la maturazione completa si presentano molto delicate. In più
fa parte della famiglia dei grani vestiti, nel senso che,
durante la trebbiatura, le cariossidi non si staccano dalla
spighetta perché rivestite da una sottile pellicola,
per cui diventa necessario decorticare e brillare il cereale
con apposite macchine o vecchie macine: ma in questo modo
la resa si riduce moltissimo rispetto al prodotto raccolto.
Nonostante ciò il farro della Garfagnana è considerato
garanzia di un prodotto ancora coltivato secondo metodi tradizionali,
espressione dei sapori di una terra antica. Oggi, con il boom
della cucina naturale, vegetariana e macrobiotica, il farro
vive la sua riscossa ed è conosciuto anche fuori della
sua terra d'origine, anche perché, grazie agli studi
nutrizionali, sono state più volte messe in evidenza
le proprietà anti-stress e la capacità di stabilizzare
il tasso di glicemia, perché svolge un'azione ricostituente
e antianemica per la presenza di proteine, ed è ricco
di vitamine A, B, C, E: il che lo rende particolarmente adatto
all'alimentazione dei diabetici. Inoltre è adatto per
chi segue una dieta e per gli sportivi, che hanno bisogno
di un lento rilascio degli zuccheri. Per questi motivi il
farro è diventato sinonimo di alimentazione naturale
e biologica. Insomma, un piatto di minestra di farro, oltre
che essere una pietanza prelibata, da anche un particolare
beneficio all'organismo umano. Dal farro prende il nome anche
il più antico matrimonio rituale romano, la "conferreatio"
in cui gli sposi offrivano a Giove una focaccia di farro.
I chicchi di questo cereale protetti da Cerere, dea delle
messi, erano ritenuti simbolo della potenza. Col farro macinato
e sale le Vestali preparavano la mola salsa che veniva cosparsa
sul capo delle vittime da sacrificare.
|