|
I "FIGURISTI"
"Del
gesso fresco cadde inavvertitamente sul volto di una statua mentre
il frate artigiano stava lavorando intorno a certe decorazioni.
II gesso seccò, rimase l'impronta ed al buon frate venne un'idea:
creare con un sistema di modelli, di stampe, di colate di gesso
per ottenere una figurina". Vera o no la leggenda, tramandata da
secoli nel paese di Coreglia Antelminelli, è suggestiva e tale da
incoraggiare un attento esame sulla storia della manifattura del
gesso che ebbe nellaVal di Serchio i primi artigiani e in Coreglia
la madre più antica dei vecchi figurinai. Dal Libro dei Capitoli
di questa antica fortezza lucchese conservato nell'Archivio Storico
del Comune, sfogliando le relazioni delle sedute di consiglio tenutesi
nel sec. XVIII, è possibile notare una forte diminuzione degli abitanti.
Può
darsi che le pestilenze del XVII sec. avessero inciso fortemente
sulla decrescita della popolazione. Ma la causa vera della riduzione
numerica delle antiche famiglie, nel sec. XVIII ci viene precisata
nell'istanza fatta dal Consiglio di Coreglia agli Eccellentissimi
della, in cui si richiedeva che venissero riconosciute valide tutte
le precedenti deliberazioni, anche se prese da un consesso numericamente
inferiore a quello prescritto dallo Statuto. Nella petizione si
specificava che la grande emigrazione era dovuta "alla manifattura
dei gessi". Ecco quindi una notizia interessantissima che, precisando
quale fosse la principale attività esplicata dagli abitanti di Coreglia,
rivela come gli stessi, prima d'ogni altro popolo di Val di Serchio,
si recarono in massa all'estero a vendere quelle statuine di gesso
che nel secolo successivo divennero la caratteristica prima dell'emigrante
lucchese. Emigrazione intensa e lucrosa, preparata dalla lunga esperienza
degli avi, che causò l'abbandono delle campagne, al punto che Francesco
Biancalana, inviato dagli Anziani della Repubblica a studiare le
condizioni del castello di Coreglia, dovette assecondare la proposta
di diminuire le tasse per i contadini, in quanto gli altri abitanti
erano addirittura alienati dal lavoro agricolo. Grazie a tali documenti,
la cui mancata conoscenza lasciava nel vago la localizzazione del
nucleo paesano o comunale dove, prima che altrove, il gesso divenne
fonte di lavoro e di vita, resta accertata la particolare posizione
di Coreglia nella storia di questo artigianato tipicamente lucchese,
oltre che in quella dell'emigrazione. Come provato dagli indici
stagionali reperiti dall'esame del rilascio dei passaporti, i figuristi
partivano in genere dal febbraio al maggio per recarsi, fino al
1812, negli Stati Italiani, in Francia, Germania, Austria, Spagna,
Svizzera. Una seconda ondata, assai meno numerosa della prima, si
verificava negli ultimi mesi dell'anno, e questa forse si limitava
alla vendita delle statuine per il presepio, di cui Lucca vantava
un'antichità e un pregio unici in Italia, specie per quanto riguardava
i "Bambini", che le Suore Domenicane nei loro laboratori avevano
resi famosi sino dal sec. XIV.
Pagina
successiva >>
|